L’Inter è la prima italiana nell’ultima Football Money League di Deloitte con 537,5 milioni di euro di ricavi, meno della metà degli 1,161 miliardi del Real Madrid. Le fonti di guadagno sono le stesse: televisioni, sponsor, stadio, coppe europee e cessioni dei calciatori. Cambia il peso di ciascuna, ed è lì che si capisce come guadagnano le squadre di calcio e perché la Serie A resta indietro. Il nostro campionato dipende dalla TV più dei rivali, sfrutta poco gli stadi e raccoglie meno dagli sponsor, anche per vincoli di legge che all’estero non esistono.
Le quattro voci che compongono il fatturato di un club
Deloitte divide i ricavi in tre categorie: commerciale, matchday e broadcasting. Nell’ultima stagione analizzata i venti club più ricchi del mondo hanno incassato 12,4 miliardi, e la quota commerciale è stata la più alta per il terzo anno di fila, con il 43% del totale. Nei bilanci italiani si aggiunge il player trading, che Deloitte non conteggia. Il divario con i top club nasce dal mix: l’Inter ha ricavato 277 milioni dalla TV e 152,5 dall’area commerciale, il Real Madrid circa 594 milioni solo da sponsor e merchandising.
Il pacchetto commerciale di un club ruota attorno al main sponsor, che compra il fronte della maglia, e allo sponsor tecnico, che fornisce le divise e ottiene i diritti sui prodotti ufficiali. Intorno si muovono sponsor di manica, fornitori e partner regionali all’estero. Più il club è seguito fuori dai confini, più spazi può vendere e a prezzi più alti.
Secondo l’ultimo Report Calcio FIGC, i ricavi commerciali del calcio italiano sono cresciuti dell’11,1% nell’ultima stagione rilevata, ma il fatturato commerciale dell’Inter vale ancora circa un quarto di quello del Real Madrid. Su questo divario pesa anche un vincolo che gli altri grandi campionati non hanno.
Dal 2018 il gioco con vincite in denaro non può sponsorizzare direttamente lo sport. L’articolo 9 del Decreto Dignità vieta qualsiasi forma di pubblicità e sponsorizzazione, anche indiretta, di giochi e scommesse. I marchi del settore, però, non sono spariti dagli stadi: hanno cambiato veste. Oggi si presentano come piattaforme di sport infotainment, con risultati live, statistiche e notizie, e con questa formula sono tornati anche sul fronte maglia.
Betsson è stato main sponsor dell’Inter, Eurobet lo è della Roma con un accordo fino al 2028/29, mentre bet365 Scores ha firmato con Napoli e Juventus e ha occupato le maniche di Udinese e Cagliari. Sono gli operatori che in Italia lavorano con concessione ADM, gli stessi che i siti specializzati in recensioni di casinò mettono a confronto per licenza, offerta e metodi di pagamento.
Il modello resta comunque fragile, perché ogni accordo dipende da come le autorità interpretano la natura del partner: il caso Lazio-Polymarket, fermato dopo l’intervento dell’ADM, lo ha dimostrato. In Inghilterra la strada è opposta. I club di Premier League hanno scelto di togliere i marchi del gioco dal fronte maglia dal 2026/27, lasciando liberi maniche e cartelloni.
La Serie A vende i diritti in forma centralizzata: la Lega tratta con le emittenti e distribuisce gli incassi ai club. Il contratto 2024-2029 con DAZN e Sky vale in media circa 900 milioni a stagione sul mercato domestico, contro i 927,5 del ciclo precedente, e anche l’estero rende un po’ meno. Nel primo anno del nuovo contratto i club si sono divisi circa 898 milioni netti, contro 1,072 miliardi della stagione prima, anche per effetto della mutualità verso le leghe inferiori e dei paracadute per le retrocesse. Per molte società la TV resta la prima entrata del bilancio, e per questo i criteri di ripartizione contano quanto il valore del contratto.
Dal 2008 la ripartizione segue la Legge Melandri, poi rivista dalla riforma Lotti, che ha chiuso l’epoca della vendita individuale in cui le grandi piazze incassavano cifre fuori portata per le altre. Metà della torta va in parti uguali, il 28% ai risultati sportivi e il 22% al radicamento sociale, cioè pubblico allo stadio, audience TV e minutaggio dei giovani.
| Criterio | Quota | Cosa misura |
| Parti uguali | 50% | Importo identico per i venti club |
| Classifica dell’ultimo campionato | 11,2% | Posizione finale nella stagione precedente |
| Punti dell’ultimo campionato | 2,8% | Punti conquistati nella stagione precedente |
| Ultimi cinque campionati | 9,33% | Risultati nei cinque tornei precedenti all’ultimo |
| Risultati storici | 4,67% | Tradizione sportiva nazionale e internazionale |
| Spettatori allo stadio | 12,54% | Paganti certificati negli ultimi tre anni |
| Audience televisiva | 8,36% | Ascolti medi certificati |
| Minutaggio dei giovani | 1,1% | Minuti giocati dai giovani calciatori |
Nel 2025/26 la quota legata al piazzamento nell’ultimo campionato valeva 99,3 milioni, quella sui cinque anni precedenti 82,8. Un buon campionato continua quindi a pagare per più stagioni, e un’annata storta pesa anche su quelle successive. Con i verdetti del 2025/26, all’Inter campione d’Italia spettano circa 15,7 milioni dalla sola voce piazzamento. Conta però anche il pubblico: nel primo anno del nuovo ciclo i nerazzurri hanno ricevuto oltre 17 milioni grazie agli spettatori dal vivo. Nella ripartizione dei diritti TV, uno stadio pieno vale quanto uno scudetto.
È la voce cresciuta di più. In Italia l’ultimo Report Calcio FIGC registra il record di 478 milioni dal ticketing, ma il limite è strutturale. La maggior parte dei club gioca in stadi comunali datati, dove è difficile ricavare ristoranti, negozi o spazi per eventi. La Juventus, con l’impianto di proprietà inaugurato nel 2011, resta l’eccezione più nota. Chi controlla lo stadio decide prezzi, servizi e calendario, chi è in affitto si ferma quasi sempre alla vendita dei biglietti.
Nel ciclo 2024-2027 la Champions League distribuisce più che mai. Per il 2025/26 la UEFA ha messo a disposizione 2,437 miliardi per i 36 club della fase campionato: il 27,5% in quote di partenza, il 37,5% in bonus per i risultati e il 35% nel pilastro value, che combina mercato televisivo nazionale e ranking storico.
La qualificazione vale 18,62 milioni per tutti, ogni vittoria nella fase campionato 2,1 milioni e ogni pareggio 700 mila euro. Poi arrivano i premi per ottavi (11 milioni), quarti (12,5), semifinale (15) e finale (18,5).
Negli ultimi bilanci aggregati disponibili i club di Serie A hanno registrato ricavi per 4,04 miliardi, che scendono a circa 3 miliardi senza le plusvalenze. La plusvalenza è la differenza tra il prezzo di vendita e il valore residuo del cartellino a bilancio: per questo un giocatore del vivaio, o pagato poco, genera un guadagno quasi pieno. Per club come Atalanta e Udinese il player trading è un modello di business che consiste nel comprare giovani, valorizzarli e rivenderli. Il rischio è la dipendenza, perché quando le cessioni non arrivano i costi restano. Nella stessa stagione la Serie A ha chiuso con una perdita aggregata di quasi 349 milioni.
Dal 2008 circa l’80% dei bilanci di Serie A, B e C analizzati dalla FIGC si è chiuso in rosso, e secondo la Federazione il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni l’anno. La prima voce di spesa è il costo del lavoro, anche se l’ultimo Report Calcio ne registra un’incidenza in calo, dal 69,8% al 56,6% del valore della produzione. Dal 2025/26 è pienamente in vigore la squad cost rule della UEFA: il costo della rosa non può superare il 70% dei ricavi rilevanti. Le prime sanzioni sono arrivate a giugno 2026, con una multa da 6 milioni alla Fiorentina. Nel calcolo entrano tre voci.
Per i club più ricchi hotel, ristoranti e birrifici dentro gli impianti sono ormai la norma, perché lo stadio deve diventare un polo di intrattenimento attivo tutto l’anno e ridurre la dipendenza da risultati e diritti TV. Per la Serie A il passaggio è infrastrutturale. Si contano 31 progetti di nuovi stadi in programma o in costruzione, per circa 820 mila posti, 5,1 miliardi di investimento e un potenziale di 1,2 milioni di spettatori in più. Se anche solo una parte arrivasse in fondo, cambierebbe il modo in cui guadagnano le squadre di calcio italiane: meno TV e plusvalenze, più ricavi costruiti sul rapporto diretto con i tifosi.
Giovanni Di Lorenzo e il giudizio di Sportmediaset sulla sua partita.
Ricordo di Giorgio Chinaglia, figura storica della Lazio e del suo primo scudetto.
Mancini svela le scelte per Italia-Belgio: novità in difesa e attacco. Oltre 32.000 biglietti venduti…
Giovanni Malagò visita gli Azzurri a Coverciano per discutere di responsabilità e valori in vista…
Chi vive di risultati in diretta lo sa: il calcio non aspetta. Un gol al…
Nel calcio amatoriale si tende a misurare la condizione fisica soprattutto attraverso il fiato: chi…