Il calendario dice che è tempo di fischi e decisioni. Oggi i nomi contano: un arbitro cambia il ritmo di una partita, smorza una rissa, tiene accesa la sfida. È il lato nascosto della Serie A: il momento in cui le designazioni diventano storie.
La giornata porta in vetrina i big match. E non c’è bisogno di spiegare cosa significhi leggere “Roma–Juventus” sulla lavagna. O “Inter–Genoa” nel cuore di San Siro. Le designazioni arbitrali non sono una formula segreta: sono scelte, criteri, precedenti. E, spesso, emozioni che si sovrappongono ai numeri.
Prima di tutto i fatti. La Commissione ha ufficializzato due abbinamenti chiari. Davide Massa è stato designato per Cremonese–Milan. Andrea Colombo guiderà Verona–Napoli. Due profili solidi, due stili diversi. Una linea comune: esperienza, gestione dei momenti caldi, dialogo senza fronzoli. Su questo c’è certezza.
Arriviamo al punto che tutti aspettano, senza girarci attorno. Le partite ad altissima esposizione mediatica, come Roma–Juventus e Inter–Genoa, sono al centro dell’attenzione. Le designazioni sono state completate in giornata, ma al momento della stesura non risultano pubbliche nel dettaglio consultabile. In assenza di un comunicato verificabile, non indichiamo nomi: è corretto così. Aggiorneremo quando ci sarà l’ufficialità piena. Intanto, la logica resta la stessa: per i big match si sceglie un fischietto con caratura, abitudine alla pressione e ottima lettura del vantaggio. E una squadra completa al VAR, capace di interventi rapidi e puliti.
I tifosi lo sanno. Un arbitro che sa tenere il campo si vede già al primo contatto a metà campo. Fischio secco, braccia larghe, corsa in diagonale. Tutto parla. Nel mio taccuino, accanto a “AIA” e “CAN”, segno sempre due cose: gestione dei cartellini e uso del richiamo verbale. Spesso è lì che si decide l’inerzia. Un’ammonizione al 12’ può spegnere un duello. Una parola detta bene lo salva.
La designazione di Massa per Cremonese–Milan racconta proprio questo. Serviva un profilo che conoscesse i ritmi di una big, ma anche le necessità di chi gioca con il coltello fra i denti. Con Colombo in Verona–Napoli, invece, si cerca equilibrio: partita tecnica, stadio caldo, tante seconde palle. Lì serve mano ferma e sensibilità sul contatto “di spalla”.
Il VAR non riscrive le partite. Le pulisce. Fuorigioco millimetrici, tocchi di mano, falli “alti” lontani dalla palla. L’obiettivo è uno: decisioni più giuste, meno rumore di fondo. Ma la regia resta in campo. Un arbitro sicuro chiama, il video conferma o corregge. E la credibilità si costruisce così, episodio dopo episodio.
Siamo onesti: tutti cerchiamo un arbitro che ci faccia “dimenticare” l’arbitro. Che lasci spazio ai calciatori e faccia sembrare semplice ciò che non lo è. Stasera, quando la telecamera stringerà sul primo fischio, capiremo in un attimo che partita sarà. La domanda è sempre la stessa: saremo capaci di vedere il gioco, prima di cercare il colpevole?
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