San Siro lo aspetta con pazienza, ma ogni volta che entra accende la partita: di Davide Frattesi si parla tanto, eppure lo si vede poco. Dietro c’è una storia di corpo, tempi, ascolto. Non di alibi.
La domanda gira da settimane: perché il minutaggio di Davide Frattesi resta basso? L’Inter corre, trova equilibrio, alterna rotazioni mirate. Lui, quando subentra, spacca l’area con due strappi e un inserimento. Sembra pronto. E invece rientra in panchina. Qui non c’entrano scelte bizzarre o etichette appiccicate a caso. C’è un tema più sottile, e riguarda il corpo di un centrocampista che vive di accelerazioni e contrasti.
Prima di arrivare al punto, mettiamoci gli occhiali giusti. Un interno “box to box” lavora su micro-sprint ripetuti, cambi di direzione, impatti continui. È fisiologico che la gestione carichi sia prudente quando emergono segnali di allerta. In più, Simone Inzaghi tutela gli equilibri: chi gioca alto deve garantire pressione e rientri; chi esce sa che il compagno entrerà a giri elevati. In questo quadro, Frattesi è spesso l’arma per l’ultima mezz’ora, quando la sua corsa vale doppio.
Si è scritto di un intervento per ernia in estate e di una stagione vissuta senza pieno 100%. A oggi non risultano comunicati ufficiali del club che confermino nel dettaglio l’operazione: l’Inter tende a proteggere la privacy degli atleti e a comunicare solo il necessario. Diverse testate hanno parlato di una gestione “protetta” e di lavori individuali mirati: l’indicazione è coerente con un percorso di rientro da pubalgia/ernia sportiva, dove i tempi standard post-intervento oscillano tra 4 e 8 settimane, con progressione controllata su forza adduttoria, core e cambi di direzione (linee guida: Aspetar, BJSM). In assenza di note ufficiali, va detto chiaro: non c’è un bollettino univoco, ma i segnali di campo e la prudenza dello staff tecnico-medico dipingono lo stesso scenario.
Cosa significa in concreto? Meno picchi, più continuità. I preparatori modulano i carichi di lavoro, evitano “spikes” improvvisi di intensità, controllano con GPS e test di forza la simmetria tra gli arti. L’obiettivo non è farlo correre di più, ma farlo correre “bene”, senza ricadute. È normale, quindi, vederlo crescere per step: venti minuti, poi trenta, poi una titolarità selezionata quando la curva di forma è stabile.
Sul campo, l’impatto resta tangibile. Frattesi attacca l’area con timing unico, legge la seconda palla, va in verticale. Le sue giocate pesano soprattutto a gara “aperta”, quando la densità cala e la sua energia diventa leva. I dati di presenze e minuti — da verificare su fonti come Lega Serie A, UEFA e Transfermarkt — raccontano una stagione a strappi ma con alta produttività per 90 minuti giocati. È un indizio: lo staff medico sta preservando la qualità prima della quantità.
– Comunicazione ufficiale: nessuna nota dell’Inter che dettagli un’operazione; aggiornamenti affidabili passano da conferenze stampa e report pre/post-partita.
Il prossimo passo? Aspettarsi un aumento graduale del minutaggio quando i test interni diranno che il rischio è accettabile. A quel punto la sua ripresa fisica diventerà anche narrativa tecnica: più minuti da mezzala “di rottura”, inserimenti coordinati con le mezzali e una rotazione più ampia nelle settimane fitte.
In fondo, il calcio sa aspettare chi porta strappi veri. La domanda è semplice: quando il corpo dirà “adesso”, saremo pronti a riconoscere non solo il gol, ma il lavoro silenzioso che lo ha reso possibile?
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